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    25

    Apr

    2010


    La Sindone

    sindone.jpg

    La Sindone di Torino, nota anche come Sacra Sindone, è un telo di lino lungo 4,36 m. e largo 1,10 m conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile su un solo lato l’immagine di un uomo che porta segni di torture, maltrattamenti e di crocefissione.
    L'unica flagellazione a noi nota avvenuta con queste caratteristiche è prorpio quella di Gesù perchè nessun condannato alla croce veniva coronato di spine. Nel telo si notano benissimo delle impronte di sangue sulla testa, la più evidente è quella che si trova vicino il sopracciglio con la forma del numero 3 capovolto.
    La chiesa custodisce la Sindone come una reliquia sacra, ma nonostante le notevoli coincidenze, resta molto cauta ad affermare che l'immagine impressa sia al 100% di Gesù, infatti per precauzione lo denominano l'uomo della Sindone, ma ogni prete nel proprio cuore sa bene che in quel telo si trova il volto di Cristo.

    Si tratta forse dell'oggetto più studiato al mondo da ogni branca possibile del sapere: dalla storia alla chimica, dalla numismatica alla palinologia, dall'archeologia all'informatica.

    La datazione al radiocarbonio eseguita sul tessuto in tre laboratori di fama internazionale nel 1988 ha determinato che il lenzuolo risale al XIV secolo. Sono tante le polemiche sul risultato del radiocarbonio e sulla manipolazione dei dati per rendere il lenzuolo un falso.

    Con la sua lavorazione a spina di pesce, è pienamente coerente con i sistemi di tessitura dell'ambiente siriano-palestinese del I secolo. Dopo il primo secolo non si usò più questa tecnica, quindi il telo appartiene necessariamente al periodo in cui visse Gesù. Tradotto in parole più semplici e comprensibili, possiamo dire che si tratta di un morbido ma robusto tessuto, filato a mano, di durata praticamente illimitata se usato e soprattutto conservato con cura, prodotto con un arcaico telaio. Molto interessante è la torcitura dei fili, composti da circa 70 fibre, che presenta un andamento cosiddetto a “Z” cioè in senso orario, a differenza del metodo egizio definito ad “S” cioè antiorario. La torcitura a “Z” è riscontrata in altri manufatti tessili siro-palestinesi rinvenuti in Siria e nel deserto della Giudea. C’è poi il colore tipico del lino della Palestina, che veniva ottenuto tramite una tintura finale con papavero Eracleo.

    La composizione del tessuto, con tracce di cotone (non presente in Europa nel periodo coevo), ma senza alcuna traccia di fibra di origine animale, appare perfettamente in consonanza con le leggi di purezza dell'ambiente ebraico.

    Nel 1973 e nel 1978 il botanico Max Frei Sulzer individuò sulla Sindone granuli di polline di piante presenti in Francia e in Italia, ma anche di molte altre della Palestina, di Costantinopoli e dell'Anatolia, ove si trova Edessa.

    Il lenzuolo presenta due linee scure parallele longitudinali, dovute alle bruciature di un incendio (1532) e intersecate da 29 rattoppi applicati dalle suore Clarisse.

    La sindone è un dipinto?

    Al momento nessuno studioso ha saputo indicare, con certezza scientifica, un metodo conosciuto che possa produrre una figura come quella della Sindone. In base alle analisi compiute, l'immagine non è frutto di dipinto e non si tratta di una stampa, infatti non risulta nessuna applicazione di una sostanza colorante (pigmento, tinta, polvere, inchiostro...), né è stata ottenuta da un cadavere per contatto. La cosa più curiosa è che l'immagine è tridimensionale e si comporta come un negativo fotografico.
    Venne fotografata per la prima volta nel 1898 dall'avvocato Secondo Pia. Si scoprì così che la figura umana impressa sul telo si vedeva meglio sul negativo della foto che sul telo stesso.
    Queste condizioni escludono che l'immagine possa essere un dipinto. Nessuno sarebbe stato in grado di produrre un'immagine in negativo prima ancora che fosse inventata la fotografia, ma la cosa più sorprendente è che ci sono impresse delle informazioni tridimensionali e soltanto negli ultimi anni siamo stati in grado di ottenere un immagine tridimensionale.

    Le evidenze oggettive riscontrabili sulla Sindone sono di due tipi fondamentali: le tracce ematiche (sangue umano, gruppo AB negativo, DNA maschile) e l'immagine impressa sulla stoffa, detta immagine sindonica. Mentre le tracce di sangue risultano comprensibilmente state assorbite dal telo a contatto con le ferite stesse, la formazione dell'immagine sindonica risulta difficilmente spiegabile. Prossimamente saranno eseguiti dei nuovi esperimenti (ad esempio, l'esame della fluorescenza) proprio per tentare di dare una spiegazione scientifica a questo fenomeno.

    Analogie tra l'Uomo della Sindone e Gesù

    L'esame della Sindone mostra, senza alcun dubbio, la perfetta corrispondenza tra la descrizione delle torture subite da Gesù e le evidenze oggettive riscontabili nel telo: sono ben evidenti, ad esempio, i segni prodotti dalla "corona di spine", la ferita al costato e nei polsi, oltre 120 ferite da flagello sulla schiena, sui glutei e sulle gambe, la posizione sollevata del petto indice di difficoltà respiratoria dovuta alla crocifissione, la particolare posizione dei piedi, tipica dell'inchiodamento. Non solo, molti studiosi concordano sul fatto che le ferite ai polsi sono state inferte su un uomo vivo, mentre la ferita al costato è stata inferta su un cadavere. Questo concorderebbe con il "trattamento" subito da Gesù, come descritto nel Vangelo.

    Le tracce del passato della Sindone

    Il più antico riferimento alla Sindone è contenuto nei quattro vangeli canonici (Mc 15,46; Mt 27,59; Lc 23,53; Gv 20,7) . Poi fino al 340 c'è stato un periodo di buio, in cui non ci sono state più tracce del telo e successivamente si sono alternati altri periodi senza documentazioni, si pensa che la riluttanza a lasciare documenti scritti su tale reperto fosse dovuta ai timori che le persecuzioni romane potessero distruggerlo. Per molti anni si suppone che la Sindone è stata custodita e nascosta dai templari . La storia, documentata, ci dice che il telo ricomparirà a Lirey, in Francia, nel 1353 nelle mani di Goffredo di Charny, che tre anni dopo la affiderà ai canonici di Lirey, presso Troyes, in Francia.

    Riporto un elenco in cui viene documentata la Sindone.
    Nel 340 circa s. Cirillo, a Gerusalemme, fa un riferimento alla Sindone.

    Nel 570 un anonimo piacentino dice che a Gerusalemme si trova il sudario ch'era stato posto sul capo di Gesù.

    Nel 646 il vescovo di Saragoza dichiara che non si può chiamare superstizioso chi crede nell'autenticità del sudario.

    Nel 650 circa Arculfo, pellegrino a Gerusalemme, vede la Sindone e dice che è lunga circa 8 piedi.

    Un riferimento alla Sindone è presente nel Messale Mozarabico.

    MandylionUn'immagine del volto di Gesù antica di duemila anni, chiamata Mandylion, viene venerata a Edessa (odierna Urfa in Turchia). Essa altro non sarebbe che la Sindone piegata a metà e poi ancora ripiegata quattro volte (tetradiplon, come detto negli Atti di Taddeo), finché al centro del rettangolo si vede solo il volto di Gesù.

    Sulla base del Mandylion si afferma, a partire dal VI sec., una caratteristica tipologia del volto di Cristo nell'iconografia bizantina. Nel II concilio di Nicea (787) si sancisce la legittimità della venerazione del Mandylion.

    Edessa viene occupata dagli arabi nel 639 e nel 944 il generale bizantino Giovanni Curcas pone l'assedio alla città, che abbandonò solo dopo che l'emiro arabo ebbe consegnato il Mandylion. Essa così giunse a Costantinopoli.

    Nel 944 un'omelia attribuita a Costantino VII Porfirogenito, co-imperatore di Costantinopoli, descrive il volto come dovuto a "una secrezione liquida senza materia colorante né arte pittorica", un'immagine evanescente, di lettura difficile, formata di sudore e di sangue.

    Nel 1080 circa Alessio I Comneno chiede aiuto all'imperatore Enrico IV e a Roberto di Fiandra per difendere la Sindone a Costantinopoli, minacciata dai turchi.

    Nel 1147 Luigi VII di Francia venera la Sindone a Costantinopoli.

    Nel 1171 Manuele I Comneno mostra al re di Gerusalemme il sudario di Cristo.

    Il Codice Pray di Budapest (1192-1195) riproduce una miniatura ispirata alla Sindone con fori interpretabili come bruciature.

    Robert de Clary, cronista della IV crociata (1204), scrive che tutti i venerdì la Sindone era esposta per intero a Costantinopoli, finché fu trafugata dai crociati.

    In una lettera del 1205, Teodoro Angelo Comneno, fratello di Michele Angelo della famiglia del deposto imperatore di Costantinopoli, lamenta la scomparsa della Sindone. Sostiene anche ch'essa si trova ad Atene.

    Nel 1208 uno dei capi della crociata, Otto de la Roche, cui toccò la signoria di Atene, porta in Francia il lenzuolo e lo tiene nascosto a Besançon. Nello stesso anno il padre, Ponzio de la Roche, la regala ad Amedeo di Tramelai, vescovo della città.

    Nel 1307 vengono fatti arrestare dal re Filippo IV il Bello i Templari, appartenenti a un Ordine cavalleresco crociato: tutti i beni vengono confiscati. Nel 1312 Filippo ottiene da papa Clemente V la condanna dell'Ordine per eresia: l'accusa è quella di praticare il culto segreto del "Volto santo".

    Nel 1349 la cattedrale di Santo Stefano a Besançon andò a fuoco per ragioni dolose: coloro che rubarono la reliquia vollero far credere che fosse andata distrutta tra le fiamme.

    Fra il 1353 e il 1356 la Sindone appare a Lirey (diocesi di Troyes), in possesso di Goffredo di Charny, cavaliere crociato, che fece costruire una chiesa per ospitare e ostendere il lenzuolo (la prima ostensione avvenne nel 1355). Goffredo morì nella battaglia di Poitiers (1356) e non rivelò mai come fosse entrato in possesso del lenzuolo (tra gli ascendenti della famiglia Charny vi erano tuttavia cavalieri della quarta crociata e vari templari).

    Nel 1389, il figlio di Goffredo, Goffredo II, ostende la Sindone a Lirey senza chiedere il permesso del vescovo di Troyes, Pierre d'Arcis, che se ne risentì a tal punto da convocare un sinodo per vietare al clero di far parola della Sindone. Goffredo II e il clero si appellarono all'antipapa di Avignone Clemente VII, che permise sì le ostensioni (Clemente VII era imparentato con gli Charny), ma a condizione di dichiarare esplicitamente che quella non era la vera Sindone.

    Nel 1418 i canonici di Lirey, temendo che venisse coinvolta nella guerra fra Borgogna e Francia, affidarono la reliquia al conte Umberto de la Roche, che morì nel 1448, lasciandola alla moglie Margherita di Charny, nipote di Goffredo I. Questa, invece di restituire il telo ai canonici, lo consegnò (in cambio di benefici) nel 1453 alla duchessa Anna di Lusignano, moglie del duca Ludovico di Savoia, che viveva a Chambéry, capitale di Casa Savoia. Sperava in cambio di ottenere il riscatto del presunto erede del defunto conte di Charny, che era prigionero dei turchi. Margherita fu colpita da scomunica, ma morì nel 1459.

    I duchi di Savoia nel 1502 fecero costruire una cappella nel castello di Chambéry in cui custodire il lenzuolo.

    Nel 1504 papa Giulio II approva la messa con "colletta" e Ufficio proprio della Sindone. La festa liturgica verrà riconfermata da papa Clemente X nel 1673, mai abrogata.

    Nel 1532 la cappella di Chambéry prende fuoco: l'urna d'argento che contiene la Sindone si surriscalda e una goccia del metallo fuso brucia un angolo del telo ripiegato su se stesso. Le suore clarisse di Chambéry, due anni dopo, cuciranno i rattoppi oggi visibili.

    Durante le guerre (1536-1561) tra Francesco I e Carlo V la Sindone viene trasferita a Nizza, poi a Vercelli, e di nuovo a Chambéry. I Savoia erano schierati a fianco di Carlo V.

    Nel 1578 Emanuele Filiberto trasferisce la Sindone a Torino, per abbreviare il viaggio all'anziano s. Carlo Borromeo, che vuole venerarla. Ogni 30 anni si succedono ostensioni per particolari celebrazioni di Casa Savoia, o per giubilei.

    Nel 1694 il lenzuolo viene sistemato definitivamente nella cappella del Guarini a Torino. Vengono rinforzati i rattoppi.

    Nel 1898 l'avvocato Secondo Pia esegue la prima fotografia.

    Nel 1931 e 1933 due ostensioni pubbliche della Sindone.

    Nel 1939 viene nascosta, a causa della guerra, a Montevergine (Avellino).

    Nel 1946 ritorna a Torino.

    Nel 1969 si istituisce una commissione scientifica per studiarla.

    Nel 1973 vi è la prima ostensione televisiva in diretta.

    Nel 1978 ostensione pubblica e primo congresso internazione di studio a Torino.

    Nel 1983, per volontà testamentaria di Umberto II di Savoia, la Sindone passa alla Santa Sede, che ne nomima "custode" pro tempore l'arcivescovo di Torino.

    Nel 1988 viene prelevato un frammento del telo per compiere un'indagine radiocarbonica: il test del C14 colloca la nascita della Sindone tra il 1260 e il 1390 d.C. Molti scienziati contestano queste conclusioni.

    Nel 1997 scoppia un incendio nella Cappella del Guarini: la Sindone viene salvata dai vigili del fuoco.

    Nel 1998 nuova ostensione pubblica e nel 2000, in occasione del Giubileo.

    Nel 2010 altra ostensione pubblica.



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    Commento di sebastiano:

    un telo di lino lungo 4,36 metri ... ma quant era alto questo presunto Cristo??????


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