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    03

    Feb

    2012


    Cambiamenti Climatici

    CambiamentiClimatici.jpgBuco dell’ozono? Riscaldamento globale? Nulla di tutto questo. La nuova minaccia per il clima mondiale è una semplice cupola naturale che si è formata nell’Artico negli ultimi anni. Lo hanno notato i ricercatori del Centre for Polar Observation and Modelling dell’University College di Londra ed i loro colleghi del National Oceanography Centre, i quali hanno individuato un accumulo di acqua dolce proveniente dai fiumi europei e asiatici nell’area Occidentale del Polo Nord.

    Ma cosa potranno fare dei fiumiciattoli in confronto ai ghiacci artici?
    L’acqua dolce è sempre stata presente in Artico riversata dai fiumi euroasiatici. Ma mai si era misurata in così grande quantità e con una crescita progressiva tanto rilevante. Oltre il 10 per cento di tutta l’acqua dolce dell’Oceano Artico si è concentrato sotto l’immensa cupola. Un cambiamento nella direzione dei venti come è avvenuta anche in passato - spiegano gli scienziati - potrebbe causare il deflusso della massa d’acqua accumulata nell’Oceano Atlantico rallentando la corrente del Golfo che garantisce un clima mite all’Europa rispetto ad altre regioni alle stesse latitudini.

    In breve: l’accumulo è accertato che va avanti dal 2002. Da quell’anno, ma forse anche da prima, questo verrà accertato dalle registrazioni del satellite, i flussi d’acqua dei fiumi che finivano nella zona hanno cominciato a congelarsi, creando una sorta di cupola di acqua dolce che oggi raggiunge i 15 centimetri di altezza. Si stima che al di sotto di essa siano pronti 8 mila chilometri cubi di acqua (circa il 10% di tutta l’acqua artica), una quantità abnorme che però non dovrebbe rimanere lì per sempre.

    Il motivo per cui questi fiumi che sono sempre arrivati lì ora comincino a formare questo accumulo non è chiaro, ma si sospetta sia responsabilità dei forti venti artici che portano al congelamento di quest’acqua. Ma secondo gli stessi ricercatori se questi venti dovessero cambiare, la cupola potrebbe sciogliersi, ed il deflusso arrivare sin nei nostri oceani. Le conseguenze sarebbero devastanti, la prima delle quali sicuramente il blocco della Corrente del Golfo che garantisce all’Europa il suo clima mite. Senza di essa lo scenario sarebbe simile a quello del film The Day After Tomorrow di Roland Emmerich, in cui gli Stati Uniti vengono congelati improvvisamente a causa di un cambiamento repentino delle temperature globali.


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