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    16

    Sep

    2010


    Scoperto un nuovo sistema solare con 7 pianeti e un sole

    NuovoSistemaSolare.jpgLa scoperta è stata annunciata al convegno intitolato "Rilevamento internazionale e dinamica dei pianeti extrasolari in transito" che si è tenuto all'Observatoire de Haute-Provence. A dare la lieta notizia sono stati gli astronomi dell'osservatorio europeo Australe, detto ESO, che per sei anni hanno raccolto con potenti macchinari all'avanguardia, una serie di dati che hanno permesso di arrivare a scoprire questo sorprendente sistema planetario.
    Per la prima volta infatti siamo di fronte a dei corpi celesti che si comportano in modo molto simile a quello dei nostri pianeti. Gli astronomi del gruppo ESO sono partiti proprio sottolineando che il sistema planetario appena scoperto ha ben sette pianeti, quasi quanto il nostro sistema. Inoltre anche in questo caso i pianeti descrivono un'orbita intorno a una stella e questa pergiunta, ha caratteristiche quasi identiche al nostro Sole ed è stata battezzata HD10180. Christophe Lovis dell'Osservatorio dell'Univesità di Ginevra, ha riassunto la sensazionalità della scoperta con poche incisive parole: "Abbiamo trovato quello che è il sistema con il maggior numero di pianeti finora scoperto. Questa notevole scoperta evidenzia anche come stiamo entrando in una nuova era nella ricerca degli esopianeti: lo studio di complessi sistemi planetari e non soltanto dei singoli pianeti. Gli studi dei moti planetari nel nuovo sistema rivelano complesse interazioni gravitazionali tra i pianeti e ci dà la possibilità di intuire l'evoluzione a lungo termine del sistema".
    La notizia naturalmente ha già riacceso le speranze nei cuori di quanti credono che l'universo sia abitato da altri esseri viventi. Da sempre l'umanità si interroga sull'esistenza di forme di vita intelligente su altri pianeti. Come racconta l'astrofisica Margherita Hack, questa ipotesi, un tempo confinata nel regno della fantascienza, oggi è al centro di un importante programma di ricerca scientifico, che sonda lo spazio interstellare alla ricerca di un segnale radio trasmesso da intelligenze extraterrestri.
    La ricerca di intelligenze extraterrestri basata su argomenti scientifici è cominciata verso la fine degli anni '50. Si conoscevano ormai abbastanza bene i meccanismi di formazione ed evoluzione delle stelle, per poter affermare che la formazione di un sistema planetario doveva essere un fenomeno comune. Inoltre, la tecnica radioastronomica era già abbastanza sviluppata per poter captare eventuali segnali radio emessi da altre civiltà distanti qualche decina di anni luce. Si sarebbe potuto anche pensare di captare segnali luminosi artificiali, ma questi sono soggetti all'estinzione da parte delle polveri interstellari e all'assorbimento da parte di un cielo coperto di nubi, tutti ostacoli ignoti alle radioonde. Ammesso quindi che le eventuali civiltà extraterrestri abbiano più o meno le nostre conoscenze o conoscenze più avanzate, cercheranno di mandarci segni della loro esistenza usando le radioonde. Inoltre, poiché fra le radioonde una delle più studiate è la riga di 21 centimetri dell'idrogeno, potrebbero scegliere proprio questa lunghezza d'onda per avere una maggiore probabilità che un osservatore terrestre si accorga di segnali modulati - una specie di alfabeto Morse - sovrapposti ai segnali naturali emessi dal gas galattico. In base a questi ragionamenti, esposti da Giuseppe Cocconi e Philip Morrison in un articolo apparso sulla rivista "Nature" il 19 settembre 1959, il radioastronomo americano Frank Drake pensò di utilizzare il nuovo radiotelescopio di 25 metri di diametro dell'osservatorio radioastronomico nazionale degli Stati Uniti, situato a Green Bank in West Virginia. Il progetto di Drake prese il nome di Ozma, dal nome della principessa del fantastico paese di Oz, protagonista di un libro di racconti per bambini, famoso nei paesi anglosassoni. Certo che un osservatore extraterrestre che avesse raggiunto un alto sviluppo tecnologico sarebbe in grado di notare anche una periodica variazione delle emissioni radio terrestri legata al periodo di rotazione: si avrebbero dei massimi di flusso radio tutte le volte che l'osservatore vede l'Europa oppure il Nord America, dovuti al gran numero di trasmittenti.

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