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NazcaPRIMA ANCORA DEGLI INCAS, GLI ABITANTI DELLA REGIONE DI NAZCA, A SUD DEL PERU’,  TRACCIAVANO STRANE LINEE SUL SUOLO DELLA PAMPA: QUESTI DISEGNI SONO LA  TESTIMONIANZA DI CONOSCENZE GEOMETRICHE ED ASTRONOMICHE TANTO PIU’ INSPIEGABILI  IN QUANTO LE FIGURE SONO VISIBILI SOLO DAL CIELO.

Gli indigeni chiamano Nazca “il deserto che parla”, ed è vero.
Ma parla con voce di roccia, parla con linee e disegni di una perfezione  rarissima, osservabili solo dal cielo in quella desolata regione.

Nessuno, nelle altre parti del globo, ne avrebbe mai sentito parlare, se non  fossero venute, in tempi vicino ai nostri, le divulgazioni di scoperte  sensazionali, di “atlanti” incisi in proporzioni gigantesche, comprendenti  stranissime linee a non finire, raffigurazioni di animali e di soggetti tuttora  non identificati.
Riproduzione dei disegni più conosciuti di Nazca Nel 1973 non troviamo ancora in  un solo manuale di archeologia il minimo accenno a queste meraviglie che si  stendono sul territorio tra l’ Oceano Pacifico e la Cordigliera delle Ande.

Eppure gli aviatori delle linee interne conoscevano benissimo da tempo gli strani  tratti, ma la loro professione faceva ovviamente sì che li sorvolassero senza  attribuivi particolare importanza. Da terra, d’ altra parte, non si potevano  scorgere che delle linee senza apparente significato: ed è ovvio, poichè i  disegni, nella loro completezza, non sono visibili che da centinaia di metri d’  altezza.

Poi venne il giorno in cui qualcuno vi attirò l’attenzione ed i rappresentanti  più intraprendenti dello studio del passato si mossero. Primo fu, nel 1939, il  professor Paul Kosok,dell ‘Università di Long Island (USA), assieme al suo  assistente John Arward, a studiare sistematicamente le tracce.
Poi, verso il 1949 fu l ‘archeologa Maria Reiche, dell’ Universaità di Amburgo,  ad occuparsene, pubblicando anche un libricino illustrato, finchè il servizio  fotografico del Ministero dell’ Aria peruviano decise di effettuare rilievi  precisi dei disegni.
Suggestive illustrazioni furono presentate in seguito, e fra queste va ricordata  la ricchissima documentazione raccolta dagli italiani Adriano e Damiano Zecca.

Esistono linee particolarmente lunghe e piste di larghezza differente, da tre a  cento metri ed oltre.
Tutto è impeccabile, tirato a filo, perfettamente triangolare o rettangolare e  anche se si distingue qualche raro arrotondamento, esso è tracciato con  straordinaria maestria, da cui emerge come il disordine non sia che apparente.
Ci è incomprensibile, certo, ma per cervelli diversamente condizionati dai  nostri deve avere una spiegazione,una logica.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAI  tracciati di Nazca sono opera di un popolo notevolmente civile, provvisto di uno  spirito geometrico eccezionale, un popolo molto antico, anteriore a quello degli  Incas, probabilmente della stessa razza dei costruttori della Porta del Sole in  Bolivia e degli osservatori astronomici dell’ America precolombiana”.
Alcune immagini delle linee di Nazca Lasciate le piste, eccoci ai “grabados”,  gli strabilianti disegni del deserto di Nazca. Ne sono stati contati sino ad  oggi 788, con oltre 100 spirali.
Le figure che, in particolare, vengono mostrate dall’ aereo ai turisti sono  quelle del ragno, la cui struttura fa pensare ad un aracnide preistorico, della  scimmia lunga un centinaio di metri, con un’ enorme coda arrotolata a spirale,  di un condor ad ali spiegate (180 metri) e di un uccello in cui alcuni vedono la  gigantografia di un colibrì: il suo becco misura 100 metri.
Ma accanto a queste rappresentazioni, indubbiamente affascinanti, esiste una  quantità di altri bellissimi e talvolta stranissimi disegni: cani, gatti, lama,  uccelli, pesci, sauri, serpenti con più teste, animali sconosciuti, oggetti  ignoti dalle forme indescrivibili.
Di certo si sa ben poco sulla data in cui i disegni possono essere stati  tracciati: un test al carbonio14 ha dato un’ età di circa 1500 anni.

nazca-lines1La  cosa più sorprendente è che le figure suggeriscono l’ anello possibile tra una  specie e l’ altra. Tutti i disegni sono stati eseguiti partendo dalla linea del  solstizio, con il Sole come il centro del tratto che va dalle Ande al mare, dal  quale emergono tutte le specie conosciute sulla terra.
E tutte le specie appaiono unite da un cordone ombelicale che rappresenta l’  energia solare.
L’ autore delle linee, nel suo semplice stile personale, ritiene che la volta  celeste sia stata la casa degli dei.
Là viveva il Sole, il dio onnipotente che stabiliva i cicli della vita e della  morte, con la Luna, causa di stupore e di paura con le sue fasi e le sue  eclissi, le stelle, le costellazioni piacevoli da ammirare, capaci di  consigliare quando necessario.
E là vivevano anche le comete, con le loro code splendenti, le nuvole che  offrivano la pioggia, i venti, i tuoni ed i fulmini. Tutti gli dei vivevano  lassù ed era proprio lassù il luogo a cui si levavano le preghiere, le offerte  ed i sacrifici.

Le figure avevano proporzioni gigantesche per essere visti dalle divinità  celesti: il fatto che la gente, qui sulla Terra, non potesse vederle, non  importava”.

Non mancano, poi, le ipotesi “spaziali”, secondo le quali le linee, le piste ed  i disegni di Nazca sarebbero stati segnali di un vero e proprio cosmodromo  extraterrestre.
Questo filone è stato sfruttato da scrittori “di frontiera” che hanno imbastito  tante e tali storie sui turisti cosmici da far rizzare i capelli a tutte le  persone di buon senso.

Non dobbiamo tuttavia neppure dimenticare che gli enigmi cui ci troviamo  dinnanzi sono spesso inquietanti e sembrano aprire la strada a deduzioni  fantastiche.
Tutto sta a vedere fino a qual punto sono davvero puramente fantastiche, senza  lasciarci suggestionare ne dai dogmi dei conservatori ad oltranza, ne dai  vaneggiamenti dei cultori di ET.
Le nostre sonde vagabondano nel sistema solare ed oltre.

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