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Pier Fortunato Zanfretta


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05 Mag 2010

Novità 2010: Undici simboli su dodici sono accesi

Dopo una breve pausa avvenuta tra 2008 e 2009 torna d’attualità il “Caso Zanfretta”,     infatti il Metronotte  ha comunicato che adesso riesce nuovamente ad accedere nella misteriosa stanza dove all’interno di una scatola è rinchiusa una piramide misteriosa consegnata dagli alieni.
Qualche giorno fa, reduce dall’ennesima nottata trascorsa accanto alla “scatola extraterrestre”, è andato   a Riposto (CT) per prendere parte all’interessante convegno che gli ha dedicato il   “Centro Ufologico Siciliano” (C.U.S.). Riporto L’intervista di Zanfretta effettuata dal giornalista RODOLFO AMODEO
– Ma ci faccia meglio capire cosa succede quando lei si reca dalla   “scatola”…

 

«Intanto, dato il luogo in cui si trova, mentre per qualsiasi altro uomo   sarebbe un’impresa, io ci arrivo sempre con estrema facilità, quasi aiutato da   una forza che mi spinge verso di essa; ed anche se piove o nevica arrivo lì   completamente asciutto. Quando sono nelle immediate adiacenze si accende una   luce che via via s’ingrossa fino ad inghiottirmi. Vengo, dunque, proiettato in   un’altra dimensione e mi ritrovo in un lungo corridoio che mi conduce alla   grande stanza in cui si trova la “scatola”. Mi seggo accanto a quest’ultima (un   cubo di un metro per un metro di probabile metallo) ed appoggiandovi la mano ne   provoco automaticamente l’apertura. Quindi la piramide a tre facce contenuta   nella sfera di vetro inizia a roteare su se stessa generando delle scosse   elettriche luminose».

– Ed a cosa conduce tutto ciò?

«Non saprei. So solo che quando da quella sorta di “chip” che gli alieni mi   installarono nella zona del cranio ricevo l’ordine di andare lì, non posso   esimermi dal farlo; e che quando vado via dalla “scatola” avverto nella testa un   po’ di confusione. Suppongo di venire utilizzato come una “memoria esterna” di   un computer, il cui contenuto la “scatola” provvede a “scaricare” per acquisire   informazioni su noi umani. Chissà…: forse la prossima volta che andrò lì   giungeranno su qualche altra galassia anche i volti di voi che ho incontrato   stasera qui a Riposto ed i discorsi che abbiamo fatto…».

– Perché non porta mai nessuno con sé quando si reca in visita alla   “scatola”?

«Perché non voglio che si distruggano vite umane. Una volta da tale apparato   vidi partire un raggio ed un istante dopo sentii un urlo lancinante: mi voltai e   vidi una lepre che evidentemente mi aveva seguito e che era stata fulminata. La   stessa sorte potrebbe toccare ad un uomo. Tanti amici ed ex colleghi di lavoro   si dicono pronti ad accompagnarmi armati, ma penso proprio che nessun mezzo di   offesa-difesa in possesso di noi umani possa sortire effetti in un tale   contesto. Diverse volte ho anche tentato di fotografare la “scatola” per portare   una prova della sua esistenza, ma si ottenevano solo scatti dal contenuto   confuso ed indecifrabile».

– Pare, comunque, che la “scatola” non fosse destinata propriamente a lei,   bensì ad un eminente scienziato americano, guarda caso piuttosto scettico   riguardo agli avvistamenti Ufo, sui quali lo stesso stava indagando su preciso   mandato delle autorità governative statunitensi…

«E’ vero: gli alieni, in realtà, mi affidarono il compito di farla pervenire   all’astronomo Josef Allen Hynek, deceduto nel 1986 per un tumore al cervello. Mi   misi subito in contatto con lui invitandolo a venire in Italia per ritirarla in   quanto io non mi sarei potuto permettere un viaggio alla volta degli Stati   Uniti. Ma lui mi mandò un suo collaboratore ed io mi rifiutai di   consegnargliela».

– Ma perché le entità extraterrestri avrebbero scelto lei come interlocutore   o “cavia”?“

«Non sono mai riuscito a spiegarmelo. Probabilmente avrebbero sortito   effetti migliori con una persona più colta ed altolocata; ed, invece, hanno   preso di mira uno semplice e sconosciuto come me che, a causa di questa vicenda,   ho avuto stravolta la vita. Credetemi: ho tanta paura, perché ho a che fare con   esseri a noi ignoti ed, in ogni caso, diversi dall’uomo. Non riesco a capire se   vogliono il bene o il male dell’umanità. Ultimamente, quando mi reco dalla   “scatola”, avverto il seguente imperativo: “Prepàrati”. Ma a che cosa dovrei   prepararmi?!… ».

– Lei è a tutt’oggi “corteggiato” dalle televisioni, da studiosi e   ricercatori e, probabilmente, anche da uomini dell’“intelligence”: non ha mai   tratto profitti economici da ciò?

«Assolutamente! Mi sono state offerte valigette piene di banconote, ma le   ho sempre rifiutate».

– Lei si interessa di ufologia e di esperienze extraterrestri di altre   persone?

«Per niente! Di esperienza mi basta la mia. E’ l’esperienza che mi limito   a testimoniare nelle varie conferenze e trasmissioni televisive cui vengo   invitato. Avendola vissuta sulla mia pelle, so di dire la verità e, pertanto, la   mia coscienza è tranquilla. Si è liberissimi di non crederci, ma non me ne frega   niente!».

– Il compianto Enzo Tortora, Baudo, Costanzo, Fazio, Magalli ed altri   popolarissimi anchorman televisivi si sono occupati del suo caso e l’hanno   voluto ospite nelle rispettive trasmissioni. Ma i grandi mass media nazionali   che approccio hanno con le tematiche extraterrestri?

«C’è la tendenza a spettacolarizzare e, di conseguenza, a banalizzare   tali questioni. Al “Bivio” di Enrico Ruggeri, ad esempio, è stata realizzata e   mandata in onda una molto suggestiva ricostruzione sceneggiata di quanto mi è   accaduto, ma parecchio lontana dalla realtà dei fatti. Nei cosiddetti “salotti”   o “talk-show”, poi, si rischia di perdere la reputazione in una manciata di   minuti: tutto si trasforma in “trash” perché, onde fare “audience”, ti mettono   sempre accanto il “fenomeno da baraccone” che sfrutta l’ufologia per acquisire   facile popolarità o quello che deve, a priori, recitare la parte del   “contraddittore”, anche se non ne è affatto convinto. Ricordo, ad esempio, il   falso scetticismo nei miei riguardi di un “tal” Alessandro Cecchi Paone il   quale, invece, ha pubblicamente ammesso di aver avuto esperienze   extraterrestri».

– Lei crede in Dio?

«Eccome! Sono un credente, frequento la Chiesa ed amo aiutare la gente   che soffre nell’ambito del mio nuovo lavoro di dipendente di una cooperativa   socioassistenziale. La fede, anzi, mi ha aiutato a superare i momenti critici   che ho vissuto in ambito familiare e lavorativo a seguito delle note vicende   occorsemi. E penso proprio che la Chiesa, anche se non lo vuol dare a vedere, si   interessi al mio caso. Dico questo perché, tempo addietro, i dirigenti della mia   cooperativa mi mandarono in missione alla Città del Vaticano per consegnare un   plico ad un alto prelato. Ebbene: mi accorsi che era tutto un pretesto per dare   modo alle autorità ecclesiastiche di venire in contatto con me. Non appena   consegnato quel plico, infatti, era mia intenzione riprendere subito la via del   ritorno, ma fui con insistenza pressato per rimanere a pranzo: alla fine mi   ritrovai circondato da diverse decine di religiosi che, un po’ come avete fatto   voi questa sera in questa conferenza, mi rivolgevano domande sui fenomeni di cui   sono stato e sono protagonista».

– Quando si parla di ufologia in Sicilia, non si può non pensare al famoso   contattista catanese Eugenio Siragusa, deceduto alcuni anni fa. Ha mai avuto   rapporti con lui?

«Altro che! Di Siragusa ho, anzi, un particolarissimo e significativo   ricordo. Ci conoscemmo da queste parti in occasione di una trasmissione   televisiva, e mi rivolse lo “strano” invito a recarmi con lui sull’Etna alle…   quattro del mattino! Io accettai e, dopo ben tre ore di cammino, giungemmo   dinnanzi ad una grotta lavica dove, a suo dire, abitavano dei suoi “amici”.   Ebbene: davanti ai nostri occhi si materializzarono dal nulla quattro figure   simili ad esseri umani, ma altissime (quasi tre metri), con lunghi capelli   biondi e vestite con tuniche bianche. Alcuni anni dopo, nel corso di un convegno   al Nord Italia in cui si parlò pure di Siragusa, vidi proiettato su uno schermo   il disegno di quelle quattro figure. Come dicevo prima, l’ufologia e le persone   che ruotano attorno ad essa non mi appassionano più di tanto, ma ho sempre   sentito dire che degli esseri che Eugenio Siragusa diceva di incontrare sono   rimasti solo i suoi schizzi; per quanto mi riguarda posso, invece, testimoniare   che quel disegno rispondeva perfettamente alla realtà».

Fonte intervista RODOLFO AMODEO : http://www.centroufologicosiciliano.info/

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