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Harbin (Cina): chiusa per smog

smog_harbinUna città chiusa per inquinamento. Incredibile ma vero: è successo in Cina ad Harbin, nella provincia nordorientale dello Heilongjiang. I suoi 11 milioni di abitanti si sono svegliati, nonostante le buone previsioni meteo, con valori a dir poco preoccupanti: visibilità media 10 metri; livelli di PM (materiale particolato) 2,5, oltre 500, con punte in alcuni quartieri di 1.000.

Secondo i dati dell’Oms (Organizzazione mondiale per la sanità) con oltre 20 c’è inquinamento, oltre 300 i rischi per la salute sono molto gravi. E gli stranieri che vivono in Cina hanno già ribattezzato l’aria irrespirabile delle città “Airpocalypse”.

La nuvola di inquinamento ha causato la chiusura di scuole, strade e aeroporto. L’indice di particella di materia inquinante è ben oltre la soglia minima tollerabile dall’uomo.

Le autorità hanno spiegato che la crisi è esplosa con il primo freddo e l’accensione dei termosifoni, che in città sono alimentati da centrali a carbone. Ma non bisogna dimenticare le fabbriche e i gas di scarico delle auto.

Il PM 2,5 è infido, perché costituito da particelle di un quarto di centesimo di millimetro, un pulviscolo che si infila nei polmoni e va in profonfità. E a Pechino sono settimane,  che si oscilla tra 100 e 300: livelli di PM 2,5 valutati tra il “nocivo”,  “gravemente nocivo alla salute”, “estremamente arrischiato”.

Nei giorni scorsi, nella capitale è arrivata Patti Austin, 63 anni, cantante da premio Grammy. Un attacco d’asma l’ha colta appena sbarcata nella metropoli e ha dovuto sospendere il concerto. Insomma, la corsa allo sviluppo cinese sta soffocando l’aria di miliardi di persone.

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