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    06

    Mar

    2009


    Blocchi di ghiaccio dal cielo

    BlocchiGhiaccio.jpg

    La storia dei blocchi di ghiaccio dal cielo

    Questo fenomeno fu osservato anche in tempi antichi: già dal IV secolo, lo scrittore latino Giulio Ossequente racconta nella sua opera "De Prodigiis" di una straordinaria “pioggia di pietre” composta da terra mista a grossi pezzi di grandine. Il fatto viene citato anche nel primo libro della "Historiae Ab urbe condita" di Tito Livio e dallo svedese Immanuel Swedenborg, che associa il fenomeno a quello delle piogge di animali.

    I primi documenti scientifici che trattano questo insolito fenomeno ci giungono dal noto scienziato e scrittore statunitense Charles Fort, pioniere degli studi sui fenomeni inspiegabili. Fort raccolse dalle riviste scientifiche del suo tempo (i primi anni del ‘900) articoli e citazioni circa fenomeni anomali e misteriosi, fra i quali figurano numerosi casi di blocchi di ghiaccio caduti dal cielo in svariate località. Nella sua opera “Il Libro dei Dannati” (Book of the Damned, pubblicato nel 1919) Fort scrive:

    «Pezzi di ghiaccio, della circonferenza di un piede* nel Derbyshire, in Inghilterra, il 12 maggio 1811 (Annual Register, 1811-54); una massa cuboidale, dal diametro di sei pollici** caduta a Birmingham 26 giorni dopo (Thomson, Introduction to Meteorology p.179); dimensioni come quelle delle zucche, a Bungalore, in India, il 22 maggio 1851 (Rept. Brit. Assoc., 1855-35). […] masse di ghiaccio grosse quanto una testa umana durante il tornado Delphos (Ferrel, Popular Treatise, p. 428); masse grandi quanto una mano umana che uccisero migliaia di pecore, nel Texas, il 3 maggio 1877 (Monthly Weather Review, maggio 1877); pezzi di ghiaccio così grandi da non poter essere tenuti con una mano, durante un tornado nel Colorado, il 24 giugno 1877 (Monthly Weather Review, giugno 1877)»

    *Un piede equivale a circa 30.48 cm
    **Un pollice equivale a 2.54 cm.

    Il testo dimostra che il fenomeno non è prettamente moderno, squalificando la teoria, avanzata da alcuni, secondo la quale i blocchi di ghiaccio sarebbero causati dagli scarichi delle toilette degli aerei o da accumuli di ghiaccio staccatisi dalle ali o dai carrelli di questi ultimi.

    Uno dei più grandi blocchi di ghiaccio caduti dal cielo, di cui si ha notizia, cadde in Scozia, nel Rossshire, nel 1847. L’enorme massa glaciale cadde vicino alla Balvullich Farm, all’epoca dimora di un certo signor Moffat, la sera di un lunedì. Il blocco aveva una circonferenza di circa sei metri ed era estremamente cristallino e trasparente, tranne per una parte composta da chicchi di grandine insolitamente grandi attaccati fra loro. Sembrava composto da cristalli a forma di diamante che variavano dai 3 ai 10 centimetri per dimensione, tutti saldamente uniti l’uno all’altro. Nella zona circostante non era caduta né neve né grandine. Se il blocco fosse caduto sulla fattoria, l’avrebbe senza dubbio distrutta.

    Cullers
    Il signor Cullers mentre esamina il ghiaccio caduto sulla sua casa

    Un caso interessante, in epoca moderna, avvenne il 7 Marzo 1976. Protagonista, il signor Wilbert Cullers che, mentre sedeva tranquillo nel salotto della sua casa di Timberville, in Virginia (USA), si vide piombare a un paio di metri di distanza un bolide di ghiaccio che gli distrusse il soffitto. Cullers racconta di aver udito una forte esplosione; in quell’istante pezzi di soffitto e frammenti di ghiaccio sporco si sfracellarono sul pavimento. All’evento era presente anche il figlio di Cullers con sua moglie. Quel giorno caddero altri blocchi di ghiaccio, uno dei quali precipitò vicino alla strada davanti la casa di Cullers, a pochi metri dal signor Johnny Branner, che passava di lì in quel momento. Fatto ancor più singolare, il cielo era sereno e non vi erano nubi.

    Uno dei blocchi di ghiaccio caduti a Timberville fu conservato e preso in consegna dal sergente Butch Hottinger, della vicina contea di Rockingham, il quale lo portò al Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica (National Center for Atmospheric Research o NCAR) sito a Boulder, in Colorado (USA), per farlo analizzare dal dottor Charles Knight, esperto dei meccanismi di formazione del ghiaccio nelle nubi.

    Il ghiaccio di Cullers
    Confronto fra il ghiaccio trovato a Timberville (a sinistra) e un grosso chicco di grandine (destra)

    Secondo Knight, il frammento di ghiaccio, che il sergente Hottinger sosteneva provenire da un blocco grande quanto una palla da basket, non poteva essere un chicco di grandinee: in primo luogo le dimensioni erano eccessive e, inoltre, la struttura cristallina denotava un meccanismo di accrescimento diverso da quello della grandine. Il campione era, infatti, composto di cristalli molto piccoli, del diametro medio di circa 1 millimetro, al contrario della grandine che presenta invece strati di cristalli grandi alternati a cristalli più piccoli. Si fece l’ipotesi che il ghiaccio sarebbe potuto provenire da un aereo, ma gli esperti asserivano che quel giorno non sussistevano condizioni atmosferiche tali da consentire la formazione di ghiaccio su un aereo.

    Nella primavera del 1973, a Manchesterr, il fisico Richard Griffith (della Manchrester University) si vide cadere a fianco un grosso pezzo di ghiaccio, mentre camminava per strada. Sconcertato, lo scienziato intuì l’importanza che risiedeva in quell’insolito agglomerato e lo portò nel suo laboratorio per analizzarlo. La prima cosa che notò dopo aver tagliato il blocco in sezione fu la presenza di strane file di bollicine che, al contrario dei chicchi di grandine (dove appaiono sperse), erano estremamente regolari. Esaminando il ghiaccio sotto la luce polarizzata il fisico potè osservare una struttura composta da grossi cristalli, senza la tipica struttura a strati della grandine. Griffithh compì degli esami anche sull’acqua che costituiva il blocco di ghiaccio; ne emerse che tale acqua era molto simile a quella presente nelle nuvole.

    Bollicine nel ghiaccio di Griffith
    File di bollicine trovate da Griffith nel ghiaccio

    Lo scienziato si informò circa il traffico aereo sulla zona e ne risultò che nessun velivolo aveva sorvolato l’area il quel periodo. Si concluse quindi che non poteva trattarsi né di grandine né di un pezzo di ghiaccio staccatosi da un aereo; non fu avanzata nessun altra ipotesi.

    Nell’estate del 1980 si verificò un episodio analogo a Lyndhurst, nell’Hampshire (U.K.): il meccanico Edward Fox, tornando dal lavoro, rimase sbigottito nel vedere un grosso buco nel tetto della sua casa. In camera da letto trovò diversi blocchi di ghiaccio abbastanza grossi. All’evento assistette la vicina di Ed, Megan Murray, che dichiarò di aver udito un forte sibilo seguito da un gran botto che all’inizio pensò essere un’esplosione. Quel giorno, inoltre, faceva caldo (era estate) ed il cielo era terso.

    Ghiaccio di Griffith sotto luce polarizzata
    Una sezione del ghiaccio trovato da Griffith sotto la luce polarizzata

    Nel gennaio del 2000, un’ondata di blocchi di ghiaccio dal cielo interessò il vecchio continente: le prime occorrenze del fenomeno si sono verificate in Spagna ed in Francia nei primi del mese. L’8 gennaio 2000 un blocco di ghiaccio cadde a Siviglia, perforando il tetto di un’auto; fortunatamente, l’autista rimase illeso. Nei giorni successivi il fenomeno si ripeté in diverse parti del paese, terrorizzando la popolazione. Nella maggior parte dei casi i blocchi erano costituiti da ghiaccio puro; Pedro Nombela, presidente del CSIC (Consiglio Superiore della Ricerca Scientificaa), che era stato incaricato dal governo spagnolo per risolvere il mistero, dichiarò che il fenomeno era “scientificamente inspiegabile”.

    Verso la fine di Gennaio il fenomeno cominciò a manifestarsi anche in Italia: il 22 Gennaio un blocco fu trovato all’interno del cortile della scuola materna Pio Antonelli di San Martino di Lupari, a Padova. La direttrice dell’istituto, Suor Chiara Parisotto, descrisse il blocco come differente dal ghiaccio comune, di colore bianco, come la neve e successivamente diventato trasparente mentre si scioglieva. Il ghiaccio fu analizzato dall’Agenzia Regionale per l’Ambiente, che accertò l’assenza di radioattività.

    Il primo infortunio legato al fenomeno si ebbe il 25 Gennaio, quando Massimo Giunti, un operaio di 24 anni di Osimo (in provincia di Ancona), fu colpito di striscio alla testa da un blocco di quasi un chilo. Fortunatamente il colpo fu attutito dal cappello che indossava e, il giovane, se la cavò con dieci giorni in ospedale. Fatti analoghi si verificarono in diverse regioni italiane.

    Si registrarono casi in Abruzzo, nelle Marche, in Veneto, in Piemonte, in Toscana, in Lombardia, in Umbria, in Friuli Venezia Giulia. Il 28 gennaio, nel giro di poche ore, caddero tre blocchi di ghiaccio a Campobasso. Il Sud Italia non fu risparmiato: i misteriosi blocchi colpirono anche in Sardegna ed in Calabria.

    Blocco di ghiaccio caduto in spagna
    Blocco di ghiaccio di grandi dimensioni caduto in Spagna

    I blocchi più grossi arrivavano a pesare anche 2 Kg. Il più delle volte le analisi confermarono che erano composti di acqua purissima, senza sali minerali e quindi molto simile all’acqua distillata. Uno dei maggiori esperti italiani in fatto di grandine, il professor Franco Prodi dell’Università di Ferrara, escluse che si potesse trattare di chicchi di grandine a causa delle dimensioni eccessive. Anche la teoria secondo la quale il ghiaccio proveniva dagli aerei fu scartata.

    Qualcuno ha proposto l’ipotesi di una burla. In effetti, alcuni casi possono essere spiegati in tal senso (parliamo di quelli avvenuti in Italia), ma solo una piccola parte. Si è visto che molti dei blocchi di ghiaccio italiani erano strutturalmente simili a quelli caduti in Spagna.

    Comunque, passato l’inverno, le cadute di queste strane masse glaciali cessarono. Saltuariamente il fenomeno si ripresenta; di recente è accaduto a Varese il 29 ottobre 2007: un blocco di ghiaccio ha sfondato il tetto di un’abitazione. Per fortuna nessun ferito.


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