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News_cheopeLui si chiama Djedi e di professione fa l’archeologo. Da qualche settimana è   diventato celebre quasi come Howard Carter, lo studioso britannico che nel 1922 entrò per   primo nella tomba di Tutankhamon, ma non si è assolutamente montato la testa:   Djedi è infatti un robot, che alla fine dello scorso maggio ha permesso ai suoi   colleghi umani di vedere, per la prima volta dopo 4500 anni, cosa c’è nei   meandri più profondi della Piramide di Cheope, in Egitto.   Tunnel   segreti e borchie misteriose   Costruita probabilmente come tomba dell’omonimo faraone attorno al 2570 a.C., questo   imponente monumento, nasconde ancora parecchi segreti. Uno dei meglio custoditi   riguarda due piccole gallerie a sezione quadrata larghe circa 20 centimetri che   partono da una dalla Camera della Regina e si diramano verso nord e verso sud   per fermarsi improvvisamente davanti a quelli che sembrano due portoncini di   pietra decorati da borchie metalliche.   E proprio la presenza di questi   elementi inusuali – è la prima volta che si scopre del ferro all’interno di una   piramide – ha scatenato le ipotesi più fantasiose: che siano le maniglie di una   porta che conduce a una camera nascosta? Oppure, come ritengono alcuni, ciò che   resta di un sistema elettronico lasciato sul nostro pianeta dagli alieni?
Salto nel buio   Il mistero è stato   risolto, almeno in parte, da Djedi, il robot esploratore progettato e costruito   da Rob Richardson, un ingegnere dell’Università di Leeds (UK). Djedi è infatti   riuscito a penetrare in uno dei piccoli condotti e ad inserire la sua telecamera   flessibile all’interno di un foro praticato nella porta di pietra nel 2002 da un   suo predecessore.   Le prime immagini inviate dal robot hanno mostrato un   minuscolo locale sulle cui pareti sono presenti numerosi georoglifici realizzati   con pittura rossa. Secondo gli archeologi potrebbero essere dei numeri, delle   specie di appunti presi dai muratori che hanno realizzato la struttura. Una   volta decifrati, potrebbero rappresentare la chiave per risolvere il mistero.   Djedi ha permesso per la prima volta di vedere il retro della porta   borchiata confermando, a discapito delle teorie più creative, che gli elementi   metallici hanno solo una funzione ornamentale.
E   dopo?   Su cosa ci sia più oltre, gli scienziati sono divisi: secondo   alcuni questi due tunnel hanno una funzione esclusivamente ornamentale mentre   secondo altri, tra cui Zahi Hawass, Ministro Egiziano per le antichità e   responsabile del progetto Djedi, potrebbe esserci un ulteriore locale segreto.   Quella che fino ad oggi è sempre stata considerata la camera sepolcrale potrebbe   infatti essere solo un locale fittizio: l’obiettivo di chi progettava e   realizzava le piramidi era quello di nascondere la salma del defunto re nel modo   migliore possibile. I due condotti potrebbero quindi avere la funzione simbolica   di passaggi per l’anima del faraone.   Il futuro della missione al momento è   però piuttosto incerto: la forzata uscita di scena del Presidente Egiziano   Mubarak ha reso precarie le posizioni di tutto il suo establishment, compreso   Zahi Hawass.

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