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L'Arca dell'Alleanza -
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L’Arca dell’Alleanza

La scoperta, qualora si rivelasse fondata, sarebbe una   di quelle capaci di far tremare le fondamenta di musei e università, visto che   può segnare la fine di una delle ricerche più appassionanti dell’uomo. L’architetto Infranca Giuseppe Claudio, al seguito di una missione archeologica e di restauro al Parco delle Stele di Axum (Etiopia) del CNR, per pura casualità viene invitato dal Clero locale a visitare il Santuario di Santa Maria di Sion, gravemente danneggiato nella copertura dai bombardamenti della guerra civile etiope. In quella breve visita riesce a penetrare furtivamente all’interno del Sancta Sanctorum, scoprendo la presenza della biblica Arca dell’Alleanza. Rimane sorpreso dalla scoperta, riesce a scattare una foto e nel frattempo, viene colpito da strani ronzii alle orecchie. Per anni, riesce a celare l’incredibile vicenda, di cui è stato protagonista, quando un giorno apprende la notizia che due israeliani, un uomo ed una donna, facenti parti di reparti speciali d’Israele, sono penetrati furtivamente nello stesso luogo, dove Lui aveva ammirato l’Arca dell’Alleanza, e ne rilevavano l’importate scoperta al mondo. Da allora gli è chiaro il valore di quanto visto ed inizia a studiare per comprendere come l’Arca dell’Alleanza fosse giunta fino in Etiopia da Gerusalemme. Dopo anni ed anni di ricerche e studi riesce a ricostruire la storia e il lungo viaggio percorso dall’Arca dell’Alleanza dall’antica Palestina alla lontana Axum.

Accenni storici

arca_alleanzaTutto ebbe inizio su  un monte sacro dell’antico Egitto, nella penisola del   Sinai, lungo un sentiero il cui passaggio è proibito alla gente comune.   Inginocchiato davanti ad un roveto ardente,  Mosè  ascoltò gli   ordini del Dio di Israele. “Farai un’arca di legno d’acacia e la rivestirai di   oro puro. E dentro vi porrai la Testimonianza che io ti darò”.

E Mosè obbedì. Aiutato   da Bezaleel, e seguendo alla lettera le indicazioni di Dio, il   patriarca ebraico costruì una cassa di 125 centimetri di lunghezza per 75 di   altezza e larghezza e la rivestì di oro purissimo, sia internamente che   esternamente. Quindi la coprì con un coperchio dorato, chiamato propiziatorio. Sopra di esso collocò poi due piccoli cherubini. E ai lati della cassa incastrò quattro anelli in   modo che questa possa essere trasportata più agevolmente, senza toccarla,   inserendovi due pali.

Infine,  inserì all’interno le Tavole dei Dieci   Comandamenti, il segno tangibile dell’alleanza con Dio.


 

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