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Lampade eterne

Le Lampade eterne

Lampade_eterne.jpgA volte, quando sentiamo parlare o leggiamo delle gesta compiute nel passato da  antiche civiltà, molti di noi restano affascinati da ciò che loro hanno  realizzato. La grandezza, la capacità dell’essere umano che nel corso dei secoli  ha approfondito le proprie conoscenze, ha scoperto e inventato nuove cose… in  una sola parola: si è evoluto! Altre volte però ci troviamo di fronte a delle  scoperte che ci lasciano a dir poco perplessi. Che dire ad esempio del  rinvenimento di strani manufatti in varie parti del mondo, oggetti che, seppur  datati con la massima precisione, non trovano una collocazione  storico-geografica nel luogo del ritrovamento? Potremmo rimanere davvero  perplessi ascoltando la storia degli “Ooparts”, gli oggetti fuori posto. Immaginate quante teorie sono state elaborate dopo la loro scoperta. Diversi scienziati, ricercatori e studiosi in genere hanno formulato ipotesi,  una delle quali è che nell’antichità siano esistite civiltà molto evolute, con  un elevato grado di conoscenza e tecnologia che gli avrebbero permesso di  scoprire e inventare cose; cose che poi noi avremmo “riscoperto e reinventato”  in un secondo momento. Ciò logicamente non trova riscontro nell’archeologia ortodossa, né tanto meno  sui libri di storia, ma, in qualche modo, proprio a causa del ritrovamento di  questi oggetti, qualche piccolo dubbio potrebbe essersi insinuato anche nella  scienza ufficiale… Roma. Appia Antica, la regina viarum degli antichi romani.
Restando in tema di oggetti strani qui si scoprì qualcosa di incredibilmente  misterioso, un’enigma particolare: quello delle Lampade eterne. Fin dall’antichità, le cronache ci riportano dell’esistenza di misteriose  lampade, lumi che hanno bruciato per migliaia di anni, andando contro le leggi  della fisica e della chimica. Già lo storico greco Pausania parlava di una eterna lampada che brillava davanti  al tempio di Minerva e un’altra che illuminava il tempio di Numa Pompilio; anche  Plutarco racconta di una lampada sempre illuminata dinanzi al tempio di Giove  Ammone. Lo studioso Pilser scrisse che nel 1401 nell’antica Roma fu ritrovata nella  tomba di Pallante una lampada che brillava… da circa 2000 anni! Fino ad arrivare  in tempi molto recenti, cioè nel 1930 a Budapest, quando, durante gli scavi per  la costruzione di una strada, venne alla luce un sarcofago dentro il quale  giaceva il corpo di una donna molto ben conservato, con ai piedi una lampada  ancora accesa, che però, si dice, si spense al contatto con l’aria. Ritornando all’Appia Antica, la storiografia del tempo narra che nell’Aprile del  1485, alcuni operai durante dei lavori trovarono una tomba nella quale giaceva  il corpo di una bellissima giovinetta romana di nobile estrazione,  straordinariamente conservato, ed era possibile distinguere chiaramente tutte le  sue componenti anatomiche. Il sarcofago e il suo relativo contenuto furono esposti due giorni dopo nel  Palazzo dei Conservatori nell’Urbe romana. Fu tale lo scalpore che, si dice, fu visitato da ben 20.000 persone in una sola  giornata! E sapete quanti abitanti aveva Roma a quell’epoca? Beh…circa 50.000.  A questo punto è giusto porsi almeno due domande: 1) per far si che ci sia combustione, sappiamo tutti che devono sussistere  alcune condizioni, tra cui la presenza di ossigeno; dunque, come è potuto  accadere ciò in un “contenitore”chiuso sottoterra? 2) Da che tipo di sostanza era alimentata questa lampada, qual era la sua  autonomia? Stando alle nostre attuali conoscenze, non sappiamo come questo sia avvenuto,  fatto sta che, pare abbia illuminato la tomba per 15 secoli. Le cronache dell’epoca dicono che al contatto con l’aria questa si sia  immediatamente spenta; altre fonti dicono che non si trattava di fiamma che  generava calore, ma di una luminescenza fredda, dovuta (forse), ad una sostanza  che si trova in natura: “La luciferina”. Cos’è la luciferina? Proteina presente in molti organismi viventi, sia animali,  che vegetali. Questa combinandosi con l’azione catalitica della luciferasi che è un enzima  contenuto nel sangue, in presenza di ossigeno e acqua si ossida diventando  ossiluciferina, la sostanza che genera l’energia luminosa. La maggior parte degli animali che emettono luce sono pesci che vivono nelle  profondità degli oceani, mentre tra i terrestri i più rilevanti, ad avere tale  capacità, sono le lucciole. La luce emessa è fredda in quanto c’è pochissima radiazione termica,  raggiungendo così altissime produzioni di energia luminosa. Si può arrivare al 95%. Questo fenomeno è detto: “bioluminescenza”. Ma ammesso che sia proprio questa la sostanza misteriosa che alimentava la  lampada, come facevano queste popolazioni a conoscere i procedimenti chimici per  sintetizzarla e poterla sfruttare?! E in che quantità, visto che come si è  detto, la lampada ha illuminato il sarcofago per circa 15 secoli?! Forse resterà  per sempre un mistero non illuminato, o forse chissà, un giorno non lontano la  scienza attuale sarà in grado di svelarlo e metterlo al nostro servizio come  energia alternativa, visto che è un autentico prodigio della natura. Comunque, l’illuminazione della nobile giovinetta romana finì per sempre due  giorni dopo il ritrovamento, quando l’allora Papa Innocenzo VIII decise  inspiegabilmente di sotterrare il suo corpo in un luogo segreto, fuori Porta  Pinciana, archiviando così un caso probabilmente scomodo per la chiesa di  allora.

 

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