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Doppio sole sulla Terra

doppiosoleTra le tante notizie che hanno attirato l’attensione dei curiosi c’è quella che la Terra verrà illuminata e riscaldata da «due soli» per qualche settimana. La causa dovrebbe essere l’esplosione di una delle stelle più brillanti del cielo notturno, Betelgeuse, una supergigante rossa di classe spettrale M1-2 Iab, ovvero una stella in una fase già piuttosto avanzata della sua evoluzione, visibile a occhio nudo.

Che la stella prima o poi esploda non è una novità per gli scienziati, la novità sta nella data. Il fisico Brad Carter della prestigiosa università del Queensland  secondo quanto riporta il Daily Telegraph, afferma che «potrebbe succedere a breve» anche prima del 2012.

Cosa c’è di vero?

La notizia in se è attendibile. Quando in un stella si esaurisce la sorgente, il combustibile nucleare che si trova all’interno questa collassa e i materiali che la compongono vengono proiettati verso l’esterno creando una sfera di fuoco che si allarga a una velocità di 5, 10 mila chilometri al secondo.
Il problema della previsione sta tutto nella tempistica. Secondo lo scienziato australiano il fenomeno si rivelerà entro uno o due anni.
Secondo altri scienziati, invece, ci potrebbero volere anche migliaia di anni. Inoltre c’è discrepanza di opinioni anche sugli effetti visibili nel nostro pianeta.
Di norma la luce del sole arriva sulla Terra in 8 minuti, mentre, quella di Betelgeuse, adesso e quando sarà supernova, ci metterà 640 anni.
Quindi secondo gli scienziati non ci sarebbe comunque pericolo, perché Betelgeuse è comunque molto lontana. Resterebbe uno spettacolo affascinante, irripetibile e  suggestivo.
Secono Carter gli effetti sarebbero più devastanti, la temperatura aumenterebbe e la desertificazione sarebbe inevitabile.
Non è la prima volta che il cielo si prepara a ospitare la luce di due astri contemporaneamente. Nel 1054 gli astronomi cinesi videro brillare una stella gigante di giorno nella costellazione del Granchio, dunque in piena via lattea.
Nel 1572 invece il noto astronomo danese Tycho Brahe ne osservò una a sua volta, e nel 1604 l’osservazione, a occhio nudo, fu compiuta da Giovanni Keplero e Galileo Galilei.

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