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Arca di Noè

L’ARCA DI NOE’ SUL MONTE ARARAT?

Arca_noeLa ricerca dell’arca di Noè ha sempre suscitato interesse nell’uomo fin dai tempi più remoti, e fino ad oggi siamo  ancora intenti nel trovare delle risposte certe. Ormai sono state effettuate parecchie ricerche e ognuna di essa  afferma di aver trovato l’arca.
Nel settembre del 1960, sulla rivista Life Magazine, apparve un articolo in cui si faceva menzione di alcune foto  scattate dal satellite e che mettevano in evidenza una formazione rocciosa a forma di barca. Le immagini riprendevano un tratto montuoso della catena dell’Ararat. Il titolo recitava: “E’ l’arca di Noè? Avvistata una struttura  simile ad una barca vicino all’Ararat”. Ben presto una spedizione di scienziati americani ispezionò la zona. A circa 2000 metri di altezza, fra crepacci e  detriti di frane, gli esploratori trovarono la formazione rocciosa le cui dimensioni corrispondevano perfettamente alle  misure dell’arca biblica: 300 cubiti di lunghezza, 50 di larghezza e 30 di altezza. Gli scienziati della spedizione  convennero che  la formazione rocciosa non era una formazione naturale, era troppo perfetta. Erano trascorsi 15 anni dalla lettura dell’articolo di “Life” e tra gli uomini che parteciparono alla spedizione del 1960  solo uno di questi, il Dr. Arthur Brandenburger, era convinto che la formazione rocciosa fosse veramente una nave  costruita dall’uomo. Intanto dai laboratori di Los Alamos, nei quali era stato portato un campione della formazione rocciosa, vennero  utilizzati vari tipi di metal detector. Ad ogni rilevazione disposero delle pietre che venivano successivamente collegate  tra loro da del nastro adesivo. Ben presto apparve un perfetto scheletro di una autentica nave: Baumgardner,  inizialmente scettico, cominciò a provare vivo interesse. Stava venendo fuori la struttura completa della nave. Molti critici hanno tentato di smontare le tesi di Baumgardner. E’ stato fatto notare, giustamente, che le pietre di  ancoraggio riportavano incisi dei motivi cristiani, probabilmente bizantini. Si è concluso che dovevano essere, non  pietre d’ancoraggio, ma pietre tombali armene.
Nel  novembre del 2003 una spedizione organizzata dall’associazione russa  afferma di aver trovato sulla catena  dell’Ararat quella che essa ritiene sia l’Arca di Noe’, gia’ fotografata negli anni scorsi dallo spazio, cioe’ un’enorme  struttura in legno pietrificato che corrisponderebbe alle misure fornite dalla Bibbia. La notizia del ritrovamento e’ stata data dal capo della missione, Andrei Polyakov, un linguista e documentarista, che  produce film sui misteri della Terra, e interviste alla stampa russa. Polyakov sostiene di avere ottenuto il permesso delle autorita’ turche per salire sull’Ararat, chiuso in relazione ai  problemi di sicurezza nel sudest curdo, e di avere raggiunto il luogo dove si troverebbe l’Arca. ”L’Arca non e’ sulla cima dell’Ararat ma ad una trentina di chilometri da essa – dice Polyakov – e la stessa Bibbia  afferma che essa era approdata non sull’Ararat ma ”sulle montagne dell’Ararat”. ”E’ una struttura enorme di legname  pietrificato lunga 150 metri, larga 25 e alta 15 che assomiglia ad una nave con il ponte grande come un campo di  calcio” spiega Polyakov il quale aggiunge che la spedizione ha trovato sul posto delle enormi lastre di pietra che  potrebbero essere le ”ancore”. ”Ma sono talmente tante che fanno pensare ad un’intera flottiglia di navi” piuttosto che  ad una sola enorme imbarcazione, dice il capo della spedizione che trasmettera’ un documentario sull’argomento sui  canali televisi russi nel mese di novembre. In seguito ad un terremoto avvenuto nel 1948, secondo fonti locali curde citate da Polyakov, l’Arca si sarebbe  spaccata in due, e una parte di essa spunta ora dalla terra ed e’ visibile per un’altezza di due metri mentre il resto  rimane sepolto. ”Tocca naturalmente agli studiosi appurare con certezza se si tratti proprio dell’Arca” dice Polyakov il  quale annuncia una nuova più grande spedizione internazionale per risolvere una volta per tutte il mistero dell’Arca.

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Negli ultimi anni, numerose immagini da satelliti militari sono state declassificate e rese disponibili alla ricerca. fatto sta che un ricercatore, tale Porcher Taylor , ha tirato fuori delle immagini del monte Ararat molto bizzarre. in  esse, compare costantemente una enorme anomalia geologica.  anomalia perchè sembra essere un oggetto coerente, ricoperto da uno spessissimo strato di ghiaccio, e soprattutto  di diversa composizione rispetto all’ambiente circostante.

Intervista a: Claudio Schranz, la guida che ha scalato  la montagna trovando una trave dell’arca.

La trave sbuca dal ghiacciaio del Monte Ararat, a 4200 metri di quota. E´ visibile a occhio nudo e lui, la guida alpina  Claudio Schranz di Macugnaga, non ha più dubbi: è un frammento dell´Arca di Noè. L´ha vista e l´ha fotografata a una  distanza di cinque metri. E´ la mattina del 2 dicembre, Schranz è un alpinista di 51 anni, con all´attivo centinaia di  spedizioni in tutto il mondo. Ma quel legno che sbuca per una settantina di centimetri è qualcosa di strano e  inconsueto.
CHE COSA HA PROVATO IN QUEL MOMENTO? “Un´emozione indescrivibile, qualcosa che non avevo mai sentito dentro di me, malgrado tutte le spedizioni a cui ho  partecipato in oltre trent´anni della mia vita, dal Nepal all´Himalaya, al Messico, alle Ande e alle Montagne Rocciose”.
MA COME PUÒ ESSERE SICURO CHE QUEL LEGNO APPARTENGA VERAMENTE ALL´ARCA DI NOÈ E NON  PUÒ TRATTARSI DI QUALUNQUE ALTRO REPERTO? “A quelle altitudini non esistono insediamenti umani: un legno di quelle dimensioni, anzi una trave, può essere soltanto  portata o al massimo finire lì. Gli studi sull´Arca di Noè sono stati compiuti da Angelo Palego, di Trecate, in provincia  di Novara, che da quindici anni insegue questo sogno e più volte è venuto quassù, ha anche camminato sul  ghiacciaio che custodisce un grosso frammento dell´imbarcazione. Dopo aver compiuto la diciottesima spedizione,  mi ha chiesto di provare a raggiungere la zona da lui indicata perchè aveva intravisto qualcosa di strano. Le sue  coordinate erano esatte, lui ha condotto ricerche precise riferendosi alle indicazioni della Bibbia. Tutto sembra  corrispondere. L´Arca, dopo il diluvio, si sarebbe posata sull´Ararat e si sarebbe poi spezzata in due in seguito a un  terremoto. Il frammento visto da me potrebbe essere una trave della base dell´imbarcazione. Ne sono praticamente  certo, anzi mi sento di avallare al cento per cento la tesi di Palego”.
L´ARCA AFFIORA DOPO 4371 ANNI ED È UNA SCOPERTA SCIENTIFICA STRAORDINARIA. ALTRI PRIMA DI  LEI HANNO PORTATO TESTIMONIANZE DELLA SUA ESISTENZA, A COMINCIARE DAL FRANCESE NAVARRA.  POI CI SONO STATE LE RILEVAZIONI DEI SATELLITI AMERICANI E ANCHE MESSNER HA VOLUTO  AVVENTURARSI LASSÙ. LEI PERÒ PORTA QUALCOSA DI NUOVO. ERA SOLO IN QUEL MOMENTO? “Andiamo con ordine e ripercorriamo l´avventura. Ricevo la telefonata di Palego, noto per le sue spedizioni (ricordate  quando fu preso prigioniero dai guerriglieri curdi di Ocalan e liberato con l´intervento del governo italiano?) e parto  per la Turchia. Quella montagna mi interessava, l´obiettivo anche. Prima di affrontare la scalata mi affido a due  alpinisti del luogo, so bene che la stagione è molto avanzata e che troverò difficoltà, tanta neve. Mi accompagnano  sino a un certo punto, con due asini. Ci accampiamo, ma il tempo è pessimo e a un certo punto gli animali affondano  nella neve sino al dorso. I miei compagni decidono di tornare a valle e io rimango da solo, ma non posso più  arrendermi. Proseguo tra molte difficoltà, mi travolge anche una valanga e cado per tre volte nei crepacci. Ero già  stato lassù altre volte da solo, ma non nella stagione invernale. E´ stata dura, ma alla fine ce l´ho fatta”.
QUANDO SI È RESO CONTO CHE AVEVA RAGGIUNTO VERAMENTE IL POSTO ESATTO? “Ho ripreso la marcia a mezzanotte e all´alba del 2 dicembre ero sul luogo. Dall´alto, con un cannocchiale, si  distingueva distintamente sotto il ghiacciaio Parrot la sagoma di una striscia scura che spuntava in superficie per  circa un metro. Ho avuto un sussulto e mi sono avvicinato sin dove ho potuto, a una distanza di cinque-sei metri. Non  ho potuto di più, perchè temevo di cadere in un crepaccio. Ma tanto bastava per vedere a occhio nudo che quella  struttura lignea annerita, forse perchè intrisa di pece, era una trave, con i suoi spigoli e uno spessore di circa 30  centimetri. Ho estratto la telecamera dallo zaino e nel silenzio più assoluto ho filmato. Il video dura un´ora ed è visibile  sul sito Internet www.noahsark.it”.
CHE COSA ACCADRÀ IN FUTURO? “La trave è a 200 metri di distanza dal punto in cui Palego anni fa individuò la sagoma di una porzione di Arca, sotto i  ghiacci. Ebbene io tornerò lassù l´estate prossima e cercherò di estrarre in parte quel frammento, ma occorre la  collaborazione delle autorità turche. In ogni caso un pezzo, almeno un pezzetto, lo porterò in Italia”

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